domenica 11 giugno 2017

don Elia. Vuoi giocare con noi alla nuova religione?

Noi ti disobbediamo su tutta la linea, ti neghiamo l’onore che ti è dovuto, facciamo quel che ci pare con il pretesto di aver capito che cosa veramente vuoi da noi… e ti doniamo il gioco che abbiamo inventato, il quale ti deve per forza far piacere; ad ogni buon conto, piace tanto a noi – e tanto basta a giustificarci. Più il gioco è curato nei dettagli o creativamente adattato, animato e partecipato, a seconda della “sensibilità” di ognuno di noi o del movimento cui apparteniamo, più tu devi essere contento, perché così abbiamo decretato noi stessi; quello che per due millenni è stato il culto da te richiesto (come i nostri avi hanno sempre creduto, poveretti!) l’abbiamo gettato nella spazzatura, sostituendolo con un prodotto fabbricato da noi, aggiornato e al passo con i tempi, ma insieme più fedele – dicono gli esperti – alla prassi antica, al vero senso della liturgia, ai testi originali ecc. ecc. Il principio di non-contraddizione è un relitto di un passato bigotto e oscurantista del quale ci siamo sbarazzati per poter abbracciare senza complessi la nuova gnosi, che riconcilia i contrari e lascia ciascuno libero di sragionare come più gli aggrada…

Naturalmente questa “liberazione” messianica [massonica], che ha aperto la preconizzata “età dello Spirito”, vale solo per il ceto clericale, per i “cristiani impegnati” da esso indottrinati e per quanti subiscono passivamente gli effetti delle loro fantasie. Quelli che non la accolgono sono relegati come non-persone nel non-luogo dei reietti: bisogna comportarsi in tutto come se non esistessero. Al massimo si può concedere loro una piccola nicchia in cui sopravvivere, purché non si facciano notare troppo e siano visibili unicamente come un pezzo da museo da esibire quale oggetto di irrisione e prova della necessità del cambiamento avvenuto (come si faceva in Unione Sovietica). Ma non si azzardino ad avanzare la minima riserva sul nuovo gioco! La storia, quale processo hegeliano che procede per virtù propria verso un radioso avvenire di sintesi totale, non può tornare indietro! L’idea di un Dio che vuole sacrifici, di religioni distinte e rivali, di una casta sacerdotale separata dal volgo, di una sfera sacra circoscritta e opposta a quella profana… tutto questo fa parte di un’esperienza religiosa superata che doveva essere necessariamente smantellata e sostituita da quella nuova, in cui tutti gli uomini, per il solo fatto di essere uomini, hanno Dio in sé, sono fratelli fra loro e si evolvono verso la pienezza del divino.

Le regole di gioco della nuova religione sono semplicemente fantastiche: ogni giocatore, qualunque cosa faccia, può darsi continuamente da sé ripetute autoconferme senza mai doversi rimettere in discussione, specie se è annoverato fra i responsabili di un movimento o di una comunità. Ancora più fantastica è la regola che permette di partecipare a chiunque, senza esclusione, purché accetti di seguire acriticamente un itinerario preconfezionato e si assoggetti a una condizione di sudditanza psicologica che fissa le persone in uno stato di immaturità spirituale chiuso a qualsiasi progresso effettivo. Ma questo è proprio ciò a cui tanti aspirano: essere sollevati dal dover pensare, discernere e decidere perché c’è chi lo fa infallibilmente al posto loro (magari aprendo la Bibbia a caso quasi fosse uno strumento di divinazione). Quel che uno crede a livello di fede e di morale è in molti casi del tutto irrilevante: ci si può sentire perfettamente uniti perché si ripete a una voce che «Gesù è il Signore», senza verificare affatto ciò che ognuno pensa di Lui e di quanto richiede da noi. Se poi, per manifestare l’unità, è sufficiente ritrovarsi a cantare e ballare insieme “nel Suo nome”, siamo a posto: il sogno è diventato realtà; basta lasciarsi andare alle emozioni.

Che poi la realtà di fatto di certi gruppi e movimenti sia estremamente litigiosa e conflittuale, che i capi siano divorati dall’ambizione e incassino con il loro gioco proventi strepitosi, che la mancanza più assoluta di trasparenza sia dissimulata con l’esigenza di un fideismo incondizionato… questo e altro non è visibile alle telecamere (a meno che non traspaia dalle facce da marpioni di certi dirigenti). Al di là di questi trascurabili dettagli, la vera origine di certe iniziative – se anche hanno potuto ingannare molti con i loro pretesi frutti, per lo più apparenti – si scopre a un certo punto per l’orientamento che tradiscono in modo sempre più palese: se esse predispongono gli aderenti ad accettare l’unica religione mondiale, vuol dire che ad essa miravano fin da principio, seppure in modo meno sfacciato. Si sarebbe potuto capire subito, d’altronde, da che parte andava un’esperienza che ha avuto per padrino il defunto cardinal Suenens, elencato nella Lista Pecorelli con tanto di data di affiliazione, numero di matricola e nome in codice, fautore di un governo mondiale e invitato come relatore a un convegno della Bᵉnè Bᵉrith, l’onnipotente massoneria giudaica.

Curioso che alla celebrazione dei cinquant’anni del “rinnovamento carismatico cattolico”, la vigilia di Pentecoste, non sia mai stata nemmeno nominata Colei che, con la Sua presenza nel Cenacolo, ottenne alla Chiesa nascente l’effusione fondativa dello Spirito Santo… Probabilmente, se qualcuno si fosse azzardato a invocarla, i “fratelli” pentecostali venuti per il grande abbraccio “nel nome di Gesù” (o di Bergoglio?) gli sarebbero saltati addosso gridando all’idolatria e turandosi le orecchie. È facile blaterare di diversità riconciliata, fondandola sulle sole basi del “battesimo nello Spirito”, della lode e dell’aiuto ai poveri, se si evitano accuratamente tutti i motivi di divergenza e si rinuncia alla propria identità, alla fede trasmessa e agli abituali modi di esprimerla… Cambiare maschera a seconda delle circostanze è un’operazione che sa molto, se non troppo, di ipocrisia. Intesa in quel modo, d’altra parte, l’unità tanto conclamata non è possibile se non a questo prezzo… ma noi non ci stiamo e non ci staremo mai. Dato che, nel Signore, amiamo tutti, compresi gli “evangelici”, uno dei migliori servizi che vogliamo render loro è aiutarli a scoprire Maria. È proprio Lei, la Madre della Chiesa, che la salverà dall’apostasia e condurrà i cristiani alla vera unità.

In conclusione – anche se già era chiaro – il nuovo gioco non ci piace, ancor meno una volta visti questi esiti. È doloroso dover vedere tanti compagni di un tratto di cammino allontanarsi sempre più nella nebbia mentre, spensierati, fanno festa sul bastimento che si sta dirigendo dritto dritto verso un iceberg. Li abbiamo finora scusati pensando che fossero nonostante tutto in buona fede; ma come continuare a crederlo, quando li vedi ascoltare senza batter ciglio un apostata divenuto “pastore” di una setta che pontifica alla presenza del Papa, o l’inossidabile (per quanto invecchiato) predicatore della Casa pontificia che non trova di meglio che il riformatore Lutero per giustificare con la Scrittura lo sdoganamento della religione mondiale, o lo stesso Pontefice che, parlando come un oratore fra gli altri, si riferisce più volte all’apostata, suo intimo amico, oltre a citare il massone cardinal Suenens e il marxista vescovo Câmara? E non vengano, per favore, a raccontarci ancora – con le parole con cui hanno imbeccato “Francesco” – che il rinnovamento carismatico non sarebbe altro che «una corrente di grazia» perché non avrebbe «né fondatore, né statuti, né organi di governo», quando invece è strutturato in gigantesche organizzazioni mondiali rivali fra loro, i cui funzionari – ancora una volta “nel nome di Gesù” – stanno sempre in giro per il mondo… Multinazionali dello “spirito”? Comunque sia, dei principianti in confronto ai colleghi pentecostali.

Lo Spirito Santo ha sempre agito nella Chiesa, non si è certo “svegliato” cinquant’anni fa. Persone dotate di carismi ci sono sempre state, ma erano chierici, religiosi e laici di vita santa che si guardavano bene dal mettersi sotto i riflettori, ma usavano i loro doni nel nascondimento per aiutare il prossimo. Se poi, come nel caso di Padre Pio, acquistavano loro malgrado grande fama, rimanevano umili e accettavano con perfetta obbedienza qualsiasi provvedimento, anche ingiusto. Quando invece c’è gente che, senza alcuna verifica seria, millanta dei carismi e li usa per la propria autoaffermazione, bisogna dubitarne fortemente. Chi fa da sé un discernimento sui propri “doni” in virtù di uno di questi stessi presunti doni sta chiaramente manipolando gli altri. Non si può prendere un fenomeno per un intervento dello Spirito Santo semplicemente perché c’è qualcuno che lo afferma senza possibilità di smentita, magari facendo leva sui bisogni e sulle sofferenze altrui. La cartina di tornasole, in questi casi, è la vita morale del singolo (che spesso è problematica, ma non si sa). Il segno inconfondibile del soprannaturale, invece, è la carità, fino all’eroismo.

3 commenti:

Luisa ha detto...

Le "meditazioni" quotidiane di Santa Marta sono uno degli strumenti usati dal papa argentino per diffondere la sua lettura del Vangelo, un modo gesuiticamente sottile per imporre la sua visione, il suo progetto di una chiesa nuova, altra, diversa e staccata da un passato oggetto solo di caricature sprezzanti come lo sono coloro che non si allineano, staccata da una dottrina=dogana ingombrante e troppo rigida trasformata, per essere accettabile, in una "dottrina dinamica" che si adatta ai bisogni del mondo per includere tutti e non escludere nessuno, senza divieti o norme toppo dure ma aperture che prima o poi diventeranno diritti e le nuove norme.

https://cronicasdepapafrancisco.wordpress.com/2017/05/31/omelie-del-mattino-schegge-del-gesuitismo-modernista/

Estraggo solo la conclusione:


"“Fanno le meraviglie costoro perché Noi li annoveriamo fra i nemici della Chiesa; ma non potrà stupirsene chiunque, poste da parte le intenzioni di cui Dio solo è giudice, si faccia ad esaminare le loro dottrine e la loro maniera di parlare e di operare.
Per verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa i più dannosi. Imperocché, come già abbiam detto, i lor consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond’è che il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei, con rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro.
Di più, non pongono già la scure ai rami od ai germogli; ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde. Intaccata poi questa radice della immortalità, continuano a far correre il veleno per tutto l’albero in guisa, che niuna parte risparmiano della cattolica verità, niuna che non cerchino di contaminare.
Inoltre, nell’adoperare le loro mille arti per nuocere, niuno li supera di accortezza e di astuzia: giacché la fanno promiscuamente da razionalisti e da cattolici, e ciò con sì fina simulazione da trarre agevolmente in inganno ogni incauto“ (Pascendi Dominici gregis, 8.9.1907)."



Anonimo ha detto...

Almeno le regole del gioco che stanno giocando con il Padre Stefano Manelli me sembra somigliante al "gioco" che i rossi hanno giocato con l'eroico cardinale Mindszenty:

Shooting the Cardinal
by Steve O'Brien
Film and Betrayal in the Mindszenty Case
(Reprinted with the kind permission of The Latin Mass Magazine.)
http://www.seattlecatholic.com/article_20050111.html

irina ha detto...

"ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...
Come eravamo.

Preti trendy? Non pigliateli sul serio, pigliateli per il culo, è un atto estremo di perfetta carità cristiana. E adesso vi spiego cos’è davvero volgare …
Oggi, dinanzi a certi preti, per un verso, non ci resta che piangere, per altro verso, non ci resta che prenderli per il culo, perché posta la questione in questi termini, la presa di culo risulterà l’atto estremo, più perfetto e amorevole della carità cristiana, ve lo dice un pretaccioscurrile, che resta intimamente troppo preoccupato di non ingoiare il cammello dell’eresia [cf. Mt 23,24], per preoccuparsi dell’innocuomoscerino di una salutare parolaccia..

Caro Padre Ariel,
non sono un vecchio nostalgico, ho appena compito 24 anni, e alla mia età le dico che oggi un prete come don Camillo, nato dalla fantasia del mio conterraneo emiliano Giovannino Guareschi, riempirebbe le chiese, specie di giovani. Mentre i preti in abiti casual, tutti ecologia, pace e amore, venite immigrati che c’è posto per tutti e via cantando a seguire, le chiese le hanno vuotate. Dentro le chiese oggi sono rimasti quelli che vent’anni li avevano nel 1970, oggi sono in cammino per i settanta, ma sono sempre lì, a strimpellare con le chitarrine. Sa che le dico, forse il mio linguaggio sarà volgare e gliene chiedo perdono, ma i don Camillo di una volta erano uomini con le palle che ispiravano rispetto anche in quelli che non credevano. Oggi tanti preti trendyfanno proprio venir voglia di prenderli per il culo, specie da parte di chi crede ancora, perché a un prete si può perdonare tutto, ma non che sia diventato prete perché totalmente privo di palle […]
Edoardo M. (Modena)